martedì 24 maggio 2011

Un tabernacolo per Boa Vista

Ecco il progetto finito di quello che il falegname mi dovrebbe realizzare: una piccola casetta con alcune modanature, due colonnine sul davanti coi rispettivi e semplici capitelli, alcune parti aggettanti, altre rientranti. Il tutto sarà chiuso da uno sportellino con il calice e l'ostia in rilievo, e sopra, ad incastro nella struttura ovale che fa da cupoletta, andrà la croce. Removibile, poiché in certi tempi liturgici viene tolta (o velata), ma anche perché sia possibile aprire l'anta che custodisce, subito dietro, l'icona di Nossa Senhora.

Al falegname la chiederò in legno di tiglio, come le tavole delle icone, così da poter gessare e dorare al bolo: l'interno prima di tutto, ma anche la calotta esterna, alcune parti della base e certi punti che vorrei rendere con decorazioni in stucco a rilievo e a incisione, giocando anche sul lucido/opaco - a imitazione di certa oreficeria carolingia e ottoniana; così anche lo sportellino, che con lo stucco dovrebbe acquistare delle decorazioni che sottraggono l'ostia e il calice al minimalismo che si vede nel mio disegno.

Altre parti invece devo pensare se gessarle e poi dipingerle a colori leggeri, oppure (ma la cosa mi garba di più), lasciare il legno a vista, senza mordente ma verniciandolo con l'olio di lino cotto in modo che nel tempo ingiallisca e scurisca; così da creare un contrasto fra la fitta decorazione "barbarica" e il liscio del legno.

La croce invece, pur essendo un'icona fatta come siamo abituati a farle, sempre tramite la doratura, eventualmente con l'argentatura e gli sbalzi ottenuti con lo stucco, dovrebbe diventare simile a... certe coperte di evangelari. Le figure di Gesù, di Maria e San Giovanni ai due lati, dipinte "come al solito" con la tempera all'uovo, dovrebbero spiccare grazie all'opacità della pittura e al fatto di non avere alcuna parte a rilievo.

Mi piacerebbe qua e là attaccare qualche pietra: ho conservato delle agate, dei quarzi, delle ametiste... anche del vetro colorato e delle conchiglie, ma non so se lo farò: non perché diventerebbe pesante (così come l'ho raccontato forse sembra, ma in realtà dovrebbe mantenere semplicità e freschezza perché le decorazioni sono dosate e limitate solo ad alcune parti), ma perché non credo sia così semplice. Forse Teofilo, in De diversis artibus, potrebbe anche illuminarmi al riguardo. Ci dovrò guardare, poi deciderò.

Ma di tutto questo se ne riparlerà probabilmente dopo l'estate... Adesso avanti tutta con il progetto degli affreschi sulle pareti.
Alla prossima!

mercoledì 18 maggio 2011

Benedetto liceo artistico

Durante queste settimane sto andando avanti con il lavoro per Boa Vista. Finiti i prospetti e le piante della cappella, dei due piani superiori e degli esterni, mi sono concentrato sull'interno, partendo dall'altare e da ciò che sta attorno ad esso. Per prima cosa ho elaborato la cornice entro la quale andrà posta l'icona della Madonna della Buona Speranza: non ho ancora fotografato il disegno, quindi non posso postarlo, ma sono piuttosto soddisfatto... sarà certamente un altro post!
Oggi invece voglio mostrarvi alcuni particolari dei disegni che sto facendo proprio adesso per il tabernacolo, ispirato all'unico tabernacolo dell'isola un po' "degno", quello della chiesa di Rabil:

Benedetto liceo artistico dicevo; già, perché con molto gusto sto rispolverando tutto quello che ho imparato in disegno geometrico e architettura! Senza quegli insegnamenti non avrei potuto lavorare su prospetti, piante e sezioni, né avrei saputo fare cose come le linee che si raccordano, né gli ovali...

...né le assonometrie! Questa (non ancora finita nella foto) è una ortogonale isometrica. Certo, avevo il manuale del liceo, altrimenti ero ancora lì a tentare di ricordare da che parte si iniziava ad impostare gli assi.

Mamma che gusto fare queste cose: è così bello vedere che tramite le coordinate viene fuori pian piano un oggetto tridimensionale.

Certo, anche la fatica: poco fa mi sono accorto di un errore, per fortuna non così tremendo, ma per un attimo ho pensato di aver buttato via un intero pomeriggio! Poi ho risolto, anche se coi sudori freddi.

Disegnando mi vengono alcuni pensieri: oggi con l'autocad e il computer... ha senso un lavoro così? Certo è bello disegnare a mano, dà gusto, come scrivevo più su; poi mettiamoci anche che io non ho programmi del genere e anche se li avessi non saprei usarli, quindi, nel mio caso è più pratico lavorare a mano... Ma non si perde la manualità a far tutto al computer? O anche l'elasticità mentale di farsi tutti i calcoli, di tracciare linee e coordinate; più in generale, di "sapere come si fa" a fare una prospettiva o un'assonometria?
Certamente Brunelleschi, Michelangelo, Borromini disegnavano tutto a mano, ma non disegnava a mano anche Renzo Piano almeno fino a vent'anni fa? Sicuramente è tutto più svelto e più pulito fare al computer, ma... ce n'è davvero bisogno?
Non essendo un architetto (e nemmeno un grafico) mi riservo di continuare così: credo che tutto questo rientri nella stessa ottica dell'iconografia, dove tutto si fa a mano, con materiali scelti, naturali e in maniera lenta, rispettando il tempo che esige ogni operazione.

mercoledì 4 maggio 2011

Discepoli in Emmaus

Tempo fa avevo mostrato alcune fasi del disegno di questa icona: mi pareva fosse novembre o dicembre... Ebbene, l'icona la finii già in quelle settimane e la portai a Como, come regalo di matrimonio ad una coppia di carissimi amici.
Chi ha letto la Piattaforma li conosce, sono Stefano e Silvia! Li ho conosciuti sul Cammino di Santiago nell'ormai lontano 2007 e in tre anni abbiamo percorso insieme oltre 2000 (sic!) chilometri a piedi; in attesa naturalmente di altri 700 km in Portogallo quest'estate! Sì, di gran lunga di più delle evangeliche sette miglia, abbiamo in programma quest'anno anche il Cammino Portoghese, da Lisbona a Fatima a Santiago. Ultreya!