mercoledì 26 ottobre 2011

Prima della doratura: il gesso e i pasticci

A un mese esatto dal mio ultimo post qui su Eikonographia, eccomi di nuovo a pubblicare! Avevo promesso una serie di spiegazioni sulla doratura, ed è questo ciò di cui vorrei occuparmi. Dividerò il tutto in vari tronconi, così diventa più facile gestire la pubblicazione.
Cominciamo con l'imprimitura quindi. Avevo messo da parte queste foto da prima dell'estate, ma era troppo caldo all'epoca per proseguire con l'oro...



Ecco un paio dei miei "pasticci" andati a buon fine (che, a differenza degli altri venuti male, mostro volentieri!). Il primo lo vedete qui sopra: si tratta di una stesura di cornici tirate a pennello - o con una specie di sininga da pasticcere che ho ottenuto forando il dito di un guanto in lattice - usando lo stesso gesso dell'imprimitura. Devo ancora perfezionare il modo di stesura, ma è un effetto che mi piace: una volta dorato rende molto, soprattutto le palline alle estremità dei bracci.

 

L'altro pasticcio riuscito, è l'aggiungere all'imprimitura un po' di pigmenti a piacere per ottenere un fondo lievemente colorato. Dunque, alla colla di coniglio diluita in acqua al 10 %, (diciamo 1000 g di colla), io aggiungo un 80 % di gesso di Bologna (800 g) e un 20 % di gesso di Meudon (200 g), più un po' di litopone a piacere (magari un 100 g). A tutto questo, mi è capitato di aggiungere un cucchiaio di terra verde e mezzo cucchiaio di ocra gialla, in modo da avere un verdino delicato che sostituisce il substrato (il russo podkladka), oppure, come in questo caso, un po' di ocra rossa, terra verde e ocra gialla, per avere un tono rosa caldo.


In questa foto si vedono due tavole di multistrato che sto gessando: ancora bagnate tendevano al bianco, il colore era appena accennato. La sorpresa è venuta quando ho lucidato la superfcie con la pietra pomice. Si nota che nella tavola appoggiata contro la parete il gesso è di un rosa più calcato? Non ho capito se è normale che il colore si accenda così in questa fase oppure se è stato solo in questo caso... vi saprò dire se farò altri esperimenti del genere!


Dopo la stesura delle cornici il difficile è lucidarle e renderle pari. Confesso che non sono ancora riuscito a trovare un modo convincente, però con il bisturi, col dito bagnato nell'acqua e infine con la carta vetrata, viene discretamente.


Sarebbe meglio però non fare queste cornici troppo alte rispetto al piano su cui poggiano, tanto all'oro basta un minimo spessore per restituire un buon colpo d'occhio.


Finito di lavorare col gesso passo ad incidere col bulino le parti del disegno (solo quelle!) che confineranno con l'oro. Per certe parti dritte molto lunghe mi sono aiutato con una riga.


In controluce le irregolarità delle cornici si notano ancora. Diciamo così: questa volta avrò un oro con molti riflessi e sfaccettature... vale come scusa? :-))
Beh, scherzi a parte, posso dire che a doratura finita le irregolarità non disturbano poi così tanto. Se poi ci mettiamo che il committente sono io siamo a cavallo!
Nessuno si preoccupi invece per le parti opache che si vedono accanto alle cornici: è dove sono passato col dito bagnato. E' normale che sia così, non si vedrà più nulla una volta messo il bolo e l'oro... che saranno la prossima volta. A presto!

2 commenti:

Rosella ha detto...

Ciao Sebastian, ben tornato, sono felicissima di leggere un tuo post!!!
Alcune domande: cos'è il LITOPONE?
Simpatica l'idea di colorare il gesso, magari ci provo, mentre la cornicetta e le palline non sono nel mio stile (dico sempre così quando non riesco a fare una cosa, o mi sembra troppo difficile anche solo provarla!!:))
Bellissimo il Cristo, come mai hai messo Maria e Giovanni da un lato solo? Ci sono esempi classici o è una tua idea? A me non convince troppo.
A presto, un abbraccio!!!

Sebastian ha detto...

Ciao a te! :)
Il litopone è - a quanto ne so - una farina fossile. Ha un effetto sbiancante: è un po' come se fosse un pigmento bianco che aggiungo al gesso.
Invece per quanto riguarda Maria e Giovanni dallo stesso lato è stata una scelta ispirata ad un modello fiorentino (se non ricordo male) del duecento.
Siccome la scorsa Pasqua mi ero accorto di non avere in casa un crocifisso, mi sono procurato una tavola che mi piaceva tra quelle già tagliate dal falegname e ho deciso di provare a disegnare io l'icona. Avrei voluto mettere Maria e Giovanni alle estremità dei bracci, ma le mani di Cristo arrivavamo fino in fondo.
Così sfogliando i miei libri ho trovato questa soluzione e... vedremo come andrà a finire!
A me non dispiace troppo. Magari proverò a fotografare la foto del libro, così poi mi dirai.
A presto!