venerdì 18 novembre 2011

Il bolo

Premetto che quello che vedrete non è un lavoro venuto benissimo e che in genere l'oro mi riesce un po' meglio: ciò è dipeso da alcune licenze che mi sono preso nel seguire la ricetta; faccio sempre così, per un mio innato desiderio di sperimentare...
Comunque sia riporterò la ricetta originale che nonostante tutto può essere illustrata dalle foto fatte in corso d'opera (visto che non rivelano i miei pasticci!).



I materiali.
Il bolo rosso: dicono che il bolo Lefranc sia tra i migliori. Io credo di avere un vesetto proprio di bolo Lefranc, ma non ne sono sicuro perché me l'hanno regalato senza etichetta. Certo è che mi basterà per tutta la vita!
Il bolo giallo: non sarà una gran marca quello che uso, ma fino adesso sono andato avanti abbastanza bene. Tenendo presente che ne ho due vasetti praticamente pieni, anche con questo andrò avanti tutta la vita.
Albume d'uovo montato a neve, lasciato decantare una notte e filtrato dalla schiuma.
Acqua pulita: a Bologna abbiamo un'acqua molto dura. Non ricordo di aver mai avuto problemi, ma l'acqua che ho aggiunto stavolta viene da una sorgente di Tuscania. Avevo riempito una bottiglietta per berla, ma poi l'ho portata a casa piena; per cui ho deciso di tenerla e usarla per questo genere di cose. Aveva un gusto migliore di quella dell'acquedotto di casa mia: chissà, magari anche l'oro apprezza?


Per prima cosa metto in un vasetto un cucchiaino raso di bolo giallo (o un mezzo cucchiaino pieno, naturalmente vado a occhio in queste cose).




Poi aggiungo un cucchiaino raso di bolo rosso.


Due cucchiaini di albume e un cucchiaino e mezzo di acqua.



Ecco lì il tutto, prima ancora di mescolare. Un appunto: cos'è il bolo? E' un impasto di argilla rossa o gialla, ossidi, colle animali e acqua. Una volta l'argilla migliore veniva dall'Armenia, determinando il nome bolo armeno. Inoltre "ce lo si faceva da sé", mentre oggi viene prodotto appostamente in maniera industriale usando argille diverse (anche perché mi dissero una volta che le cave in Armenia sono esaurite da un pezzo, chissà se è vero?). La sua funzione è di creare uno strato morbido ed elastico tra il gesso e la foglia d'oro, in modo che la pietra d'agata possa brunire quest'ultima con più facilità; inoltre, essendo un composto in cui è presente della colla, aiuta la foglia d'oro ad aderire meglio (anche nel gesso c'è della colla che potrebbe fare da collante per l'oro, ma non è la stessa cosa). Infine il colore rosso, "scalda" l'oro che, per quanto possa sembrare strano non è una materia coprente ma partecipa di ciò che ha sotto.



Si mescola, dicevo...




...a lungo, finché non è amalgamato come si deve. E' a questo punto che si filtra con una calza, in modo da togliere eventuali granellini e/o impurità.
Ammetto che io non l'ho fatto, e certamente è stato qui il mio errore. Ovvero: la doratura alla fine è venuta, però con un'opportuna macinatura e filtratura poteva riuscirmi meglio!


Diciamo che il composto che vedete nella foto è il bolo filtrato (facciam finta, va là...). Arrivati a questo punto lo si deve preparare per la stesura mettendone un po' in un altro vasetto (non nello stesso, come ho fatto io): così com'è è ancora troppo denso. Si aggiunge un po' d'acqua (ecco l'acqua di Tuscania!) in modo da ottenere una specie di acquarello. La quantità d'acqua è circa un cucchiaio, poco più. Anche se dalla foto sembra il contrario, non ne ho aggiunta moltissima.




Prima di setenderlo a pennello sulla tavola, ho sgrassato l'intera superficie con un batuffolo di cotone imbevuto di trielina (o meglio, il suo surrogato: la trielina è più che toossica per l'uomo e per l'ambiente e non la fanno più. Anche se pure il surrogato immagino non sia proprio sanissimo... io tengo comunque le finestre aperte mentre la uso, ed elimino velocemente il batuffolo imbevuto).
Basta un passaggio, e poi sarebbe meglio aspettare una mezzoretta, anche se la trielina si asciuga all'istante.
Da adesso in poi è vietato toccare con le dita la zona in cui va il bolo e l'oro: l'unto della pelle può compromettere il lavoro e far sì che in quel punto bolo e oro non si attacchino.


Inizia la stesura tipo acquarello, data con un pennello di scoiattolo abbastanza scarico.



Il Crocifisso, quello con le cornici a stucco dell'ultimo post, e una piccola Vergine col Bambino (che ho tratto da un'icona pisana del XIII secolo).




Alcuni accorgimenti:
1) nelle mani seguenti si può aggiungere ad ogni stesura un po' del bolo filtrato, quello che abbiamo lasciato nel primo vasetto: in questo modo si deposita più materiale e le stesure successive saranno più coprenti.
2) Tra una mano e l'altra sarebbe meglio aspettare almeno 15 minuti. Deve essere completamente asciutto, se no il passaggio seguente rimuove il primo.
3) Quando ogni mano di bolo è asciutta si può strofinare con forza con uno straccio di cotone pulito. Questo crea una prima lucidatura e rimuove sassolini o peli del pennello. Si potrebbe usare anche una carta vetrata finissima, dalla 1000 in su, ma con molta attenzione, soprattutto negli spigoli (come il bordo della culla).
4) Il bolo avanzato si può conservare per altre dorature.

 
Alla fine di tutto, cioè quando le stesure sono sufficienti a creare un fondo abbastanza coprente senza creare un crostone, diciamo dalle 5 alle 8 mani, a seconda della diluizione del bolo, io passo con vigore il pennello d'istrice. Questo strumento non è indispensabile, in teoria basta lo straccio e la carta vetrata. Tanto più che è uno strumento piuttosto costoso (sui 35 - 40 €)... Però mi trovo molto bene, soprattutto sui fondi grandi. produce un'ennesima lucidatura e, senza consumare gli spigoli come la carta vetrata, toglie peli e sassolini (che comunque chi ha filtrato prima con la calza non dovrebbe avere...).


Ecco la lucidatura di cui parlavo, che si nota con la luce riflessa della finestra. In realtà poteva venirmi anche meglio di così. Colpa mia! Diciamo che ho ottenuto il minimo sindacale. Comunque ho intenzione di brunire tutto il fondo con l'agata, per cui ogni eventuale asperità rimasta verrà appianata successivamente.

Dunque alla prossima, con la stesura della foglia d'oro. A presto (speriamo)!

5 commenti:

Sebastian ha detto...

Con Blogger c'è da impazzire con la formattazione delle foto! :(

Anonimo ha detto...

buonasera seguo spesso il suo blogger e devo confessare che e fatto molto bene sopratutto le foto, che spiegano i vari passaggi.
continui cosi, grazie piero

andres bergamini ha detto...

carissimo!
sto per sperimentare un bolo gerusalemitiano. si presenta come una meringa secca e dura, rossastra. il negoziante mi ha detto di aggiungere un po' d'acqua e farlo sciogliere al bisogno.
cosa consigli? mettere l'uovo?

per le foto... il mio consiglio è quello di usare PICasa, fare un album con le foto che vuoi mettere nel post. quando visualizzi una foto in picasa a dx appare un menù "link to this photo". puoi scegliere la dimensione... ti viene dato il codice che metti nel tuo post. dopo puoi sempre cambiare le dimesioni a piacere. molto comodo! e tutte le foto restano in picasa.

Sebastian ha detto...

Grazie Piero! Anche se pubblico con un po' di lentezza, mi fa piacere che quel che scrivo e le foto che metto risultino utili e comprensibili. Almeno lo spero sia così! Tenendo presente che il mio obiettivo non è insegnare online, ma illustrare in modo semplice quel che "accade" le mio piccolo laboratorio!

Caro Andres! :) Chissà, forse a questo punto hai già dorato col bolo che mi dici... In effetti bisognerebbe provare. Magari funziona anche senza aggiungere albume, ma io lo metterei in ogni caso: l'albume serve soprattutto a far scorrere meglio l'agata nelle lucidature. Ricordo una volta, una delle mie prime dorature - quando ancora doravamo con la colla di coniglio - che ne avevo messa pochissima. Praticamente era bolo diluito con sola acqua: che fatica usare l'agata! Strisciava e graffiava tantissimo. Poi Giancarlo consigliò di passare una mano di albume e la differenza fu davvero tanta!

Riguardo a Picasa: intendi un album già online oppure il programmino di gestione immagini che si scarica da Google e che resta nel computer e apribile anche quando non si è connessi? E il codice che dici intendi un codice html?

A presto!

andres bergamini ha detto...

provo con i consigli sul bolo e albume.
per le foto
- scarica il programma picasa. usalo per comporre un album di foto scelte e commentate con didascalie.
- caricale sul web nel tuo account di gmai (puoi aggiungere un watermark con il tuo nome alle foto - nelle opzioni dell'album web del programma picasa)
- per inserire le foto nel post attingi all'album appena caricato. come? guardi, nell'album web, la foto che ti interessa e usi la funzione "link this photo" presente sulla barra laterale destra della pagina web di picasa. ti viene appunto fornito un codice html che, copiato, dovrai incollare nel CODICE del tuo post.

tutto questo ha il vantaggio di gestire molto meglio e facilmente le immagini (dimensioni e posizione) e avere tutti gli album di foto raccolti nel tuo account di picasa per utilizzi futuri, e di non occupare MB su blogger

ciao!